Nutrizione & Psicologia: stretto legame

Sin da primi momenti della vita di un individuo si crea un forte legame tra ciò che è “Nutrizione” e ciò che può essere considerato "Psichico". Il momento dell’allattamento, infatti, sia naturale che artificiale, accade sempre contemporaneamente agli scambi  più significativi  che si creano tra la madre ed il neonato.La mamma, infatti, nel nutrire il piccolo non gli fornisce solo cibo che serve alla sua sopravvivenza fisica, ma anche calore corporeo, gesti di amore e tutto ciò che è legato al "prendersi cura" di lui .Proprio per questa associazione che si crea tra i due aspetti in ciascun essere umano,  il nutrirsi per tutto il corso della vita diventa un atto ricco di significati non soltanto legati al bisogno organico necessario di cibo, ma alla sua capacità di rappresentare  un sostituto a carenze affettive o altro.
Accade spesso che si mangia per solitudine, per mancanza di attenzione da parte degli altri o per sfogare della rabbia accumulata; quasi come se riempiendosi lo stomaco si avesse la sensazione di riempire altri vuoti di natura emotiva. Ci si rifugia nell’alimentazione per acquistare sensazione di sicurezza e amore, o per tenere a bada stati di depressione, noia, ansia o eccitamento, comportandosi a volte quasi come dei tossicodipendenti che non riescono a controllare l’impulso di mangiare nonostante la consapevolezza di farsi del male sia su un piano di salute che su un piano estetico.
Questo tipo di comportamenti può a volte sfociare in veri e propri disturbi del comportamento alimentare che rappresentano grande sofferenza per un individuo, poiché sono in grado di invadere negativamente anche altre aree della vita di una persona: l’amore per se stessi, le relazioni sociali, le relazioni sentimentali, la vita sessuale, ecc., senza che il soggetto riesca a mettere in atto delle strategie valide alla soluzione del problema.
Gli obesi, ad esempio, sono sempre preoccupati per le proprie dimensioni fisiche che gli creano innumerevoli disagi in tante sfere della propria vita, ma nonostante ciò non riescono comunque a liberarsi dall’ossessione del cibo. Anche nel caso dell’anoressia, che si manifesta invece come bisogno ossessivo di mantenere il proprio peso corporeo al di sotto della norma e quindi come rifiuto del cibo, dell’altro, delle cure ecc., nonostante il pericolo di vita dovuto al grave deperimento fisico, la persona con questo disturbo non è in grado, a partire da questa preoccupazione, di riprendere ad alimentarsi per sopravvivere.Un famoso detto recitava:"Dimmi come mangi e ti dirò chi sei."
Da sempre il nostro comportamento alimentare è strettamente legato al nostro stato d’animo. Un classico esempio “mensile” lo possiamo notare nelle donne che nel periodo pre-mestruale mangiano più cioccolato (o alimenti dolci in genere) rispetto al resto del mese.Il collegamento tra psiche e nutrizione è stato molto studiato in questi ultimi dieci anni in quanto è alla base,secondo taluni studiosi,della causa dell’obesità.

La teoria formulata è stata definita "Internalità-Esternalità", ovvero la nostra mente non riesce più a bilanciare i “messaggi” interni quali:fame,sazietà,dolce,salato; con quelli esterni:pubblicità,fotografie di cibo,immagini che riconducono al cibo. Questo crea uno squilibrio talmente potente che le persone predisposte mangiano anche quando non hanno fame o continuano a mangiare anche se si sono alzate da poche ore dalla tavola. Ma questa è solo una delle tante cause .Oggi il male del secolo “la depressione” si è letteralmente sposato con il modo di mangiare.
Le persone depresse quasi sempre cercano conforto o meglio sollievo nel cibo sia esso dolce o salato.Quasi sempre il prediletto è “il Dolce”,ed anche su questa scelta c’è una motivazione.Si è scoperto da tempo che la Teobroma Cacao, il cioccolato,svolge un azione Serotoninergica, ovvero aumenta i livelli di serotonina cicolanti. Ricordiamo che la serotonina è il cosiddetto ormone della felicità che quindi contrasterebbe,se pur per brevissimi periodi, la depressione.
Tutto questo ci deve far capire che a volte,quindi,seguire una semplice dieta non basta. Ma oltre alla dieta, vera e propria, c’è bisogno anche di un sostegno esterno,psicologico,che ci aiuti a capire i veri motivi delle nostre insoddisfazioni e quindi a contrastarli.
I migliori risultati ottenuti da studi presso la Harvard University sono stati ottenuti in circa 8 mesi di collaborazione tra nutrizionisti e psicologi,attraverso un protocollo di sostegno a persone con forte depressione ed obesi (BMI > 35 Kg/m2) con alle spalle svariati tentativi di dieta.In un anno di trattamento 30 pazienti su 45,hanno perso 20 Kg e si sono dichiarati più sereni e meno depressi.
La fusione del sostegno psicologico alla dieta alimentare è di fondamentale importanza specie per quelle persone che hanno alle spalle anni di diete inutili e che oramai sono scoraggiate.

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