Patologie croniche
L'impatto psicologico della diagnosi di malattia cronica di tipo metabolico colpisce come un fulmine a ciel sereno la vita di una persona che si sentiva in perfetta condizione fisica e che da quel momento in poi deve accettare un profondo cambiamento delle proprie capacità, potenzialità, abitudini e comportamenti accanto a profonde sensazioni di impotenza, di diversità e alienazione rispetto alla condizione di “malato”.
“Non me la sento", "non sono in grado..." sono gli atteggiamenti più frequenti e negativi di fronte alla presa di coscienza di dover affrontare una terapia costante e senza termine che riducono l’autoefficacia intesa come la fiducia che una persona ripone nelle proprie capacità di eseguire un compito con successo.
L'autoefficacia in queste situazioni diventa una variabile molto importante, perché influenza i modi di pensare, la scelta delle azioni da intraprendere, la perseveranza di fronte agli ostacoli, il grado di coinvolgimento e d'impegno nel compito, la capacità di resistere alle avversità, sino a riflettersi sull'umore che a volte volge verso una vera e propria depressione..
La reazione alla diagnosi di malattia cronica varia ovviamente a seconda dell’età del paziente, determinando un impatto più drammatico nell’età adolescenziale nel dover affrontare un disagio che caratterizzerà tutta la sua vita e che problematicizzerà maggiormente la normale crisi adolescenziale focalizzata sulla ricerca d’identità propria e autonomia.
Su un piano pratico la malattia cronica di tipo metabolico richiede oltre l'attenzione medica da parte di un team di professionisti, una gestione attenta da parte del paziente stesso, che si realizza grazie ad uno stretto controllo dell'alimentazione , degli orari di auto-medicazione (nel caso del paziente diabetico), esercizio fisico costante e una regolare frequenza di visite di controllo.
Tutto questo costituisce una notevole fonte di stress per i pazienti che, necessitano di un supporto per gestire non da soli e con minor disagio la malattia.
Il supporto psicologico può rappresentare un’ottima risorsa in tal senso, sia nell’affrontare l’insorgere di un’eventuale depressione, sia nel motivare e rimotivare il paziente all'autocontrollo e all'autogestione, che nel sostenerlo ad entrare in un processo di adattamento progressivo alla sua condizione fino a raggiungere all'accettazione attiva.

